Reuters Institute: cresce l'uso dell'IA per informarsi e per le notizie
- 2 min di lettura
- Nessun commento

Sempre più persone usano l'intelligenza artificiale generativa per cercare informazioni, e una quota piccola ma in crescita la usa anche per seguire le notizie. È quanto emerge dal terzo rapporto annuale del Reuters Institute for the Study of Journalism dell'Università di Oxford sull'IA generativa e l'informazione, diffuso a fine ottobre 2026 e firmato da Felix M. Simon, Rasmus Kleis Nielsen e Richard Fletcher.
Un sondaggio in nove paesi
L'indagine è stata condotta online tra agosto e settembre 2026 in Argentina, Australia, Danimarca, Finlandia, Francia, Giappone, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti. L'Italia non fa parte del campione, quindi i dati non descrivono direttamente il pubblico italiano, ma indicano una tendenza comune a molti mercati.
Secondo il rapporto, la quota di chi usa l'IA generativa per ottenere informazioni è passata dall'11% del 2024 al 24% del 2025, fino al 38% del 2026. Gli usi più citati sono la ricerca di informazioni (24%), la richiesta di consigli (20%), la generazione di nuove idee (14%) e il riassunto di testi (13%). Tra gli strumenti, il più usato resta ChatGPT, seguito da Gemini, Copilot e Claude. Il 14% degli intervistati dichiara di aver usato un agente IA.
Notizie: uso di nicchia, fiducia bassa
L'uso dell'IA per informarsi sull'attualità resta limitato, ma cresce: era al 3% nel 2024, al 6% nel 2025 ed è arrivato al 9% nel 2026. Chi lo fa la usa soprattutto per approfondire una notizia (49%), ricevere aggiornamenti (46%), trovare una fonte di notizie (39%) e riassumere un articolo (38%).
Il pubblico resta però diffidente verso un'informazione prodotta dalle macchine. Solo il 12% si dice a proprio agio con notizie realizzate interamente dall'IA, quota che sale al 19% quando c'è una supervisione umana, un dato quasi invariato rispetto al 2024. Nei paesi in cui è stata posta la domanda, prevale l'idea che l'IA renderà le notizie più economiche da produrre e più aggiornate, ma anche meno trasparenti e meno affidabili.
Fonti: ANSA, Reuters Institute, Radio Norba




Commenti
Ancora nessun commento. Hai una domanda o un’aggiunta? Scrivi qui sotto.
Lascia un commentoRispondi al commento
I campi contrassegnati con * sono obbligatori.
Stai rispondendo a ·